Non disperdere nell’ambiente

Mia nonna ha settantasei anni e la grinta di Mara Maionchi. È un po’ sciancata, quindi cammina con una specie di muletto in sostituzione delle stampelle, così si regge in piedi e riesce a portarsi i pesi appresso.

Mia nonna, quando butta le bottiglie dell’acqua, toglie prima l’etichetta di carta, che mette nell’altra carta, e poi schiaccia ben bene l’involucro di polietilene tereftalato per gettarlo nella plastica.

L’ultima volta che sono andata a trovarla, stava con il flyer delle istruzioni per la raccolta differenziata in mano, e cercava dove dover gettare le confezioni con il simbolo (l’unico che c’è, quando c’è, sulle confezioni di alcune grandi marche di alimentari) del tizio che getta, si, il rifiuto nel cestino, ma in uno qualsiasi, più che mai simile a quello dell’indifferenziata

Lei si commuove perché non capisce. Ha avuto anche il sospetto che l’omino serva solo a non dire esplicitamente che quella cosa lì non è riciclabile..

Mia nonna ama i crostini integrali della Buitoni, le sottilette Kraft, per risparmiare compra la pasta GS (“tanto è tutta uguale”) e ha sentito dire che al nord non si comprano più i detersivi in flacone, perché ci sono dei mega-distribuitori da cui ognuno prende il quantitativo desiderato, sempre con lo stesso contenitore.

Mia nonna non ama essere presa per il sedere. Dice che affianco all’omino che butta la carta nel cestino, non c’è scritto di che materiale si tratta, perché lei ce la mette tutta, ma non può fare l’indovina dei polimeri.

Mia nonna ha inventato il vademecum del riciclo. Anticipando di secoli i nostri ministri e i nostri governi, si è ritagliata tutte le etichette con i relativi significati e le ha incollate tutte insieme in una specie di album. La sua tecnica non prevede inconvenienti, se non quello della libertà dei produttori di mettere sulle confezioni qualsiasi altro simbolo a piacimento, senza che alcuna autorità garante obietti alcunché, magari con una corretta informazione a riguardo.

Aspetta, però, …c’è lo spot di quel consorzio… in cui la mamma getta i rifiuti nella culla del suo neonato… È già qualcosa. E poi è così romantica che non sembra, che ci guadagnino loro. Riesce quasi, così, a far sentire in colpa te, e solo te, se il mondo è inquinato.

Mia nonna ha preso carta e penna, dice che deve scrivere a tutte le Grandi Marche (tremate!) per far capire che la questione della differenziata non è solo cosa nostra, ma che un po’ si devono preoccupare loro, di fare confezioni che non inquinano.

O almeno, corpo di una balena, che ci dicessero dove buttare quelle che lo fanno. Come dire: non disperdere il rifiuto nell’ambiente, prima che l’ambiente disperda te. 8D

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~ di glistregatti su settembre 21, 2009.

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